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	<title>Trasformazione, Sostenibilità e Partecipazione</title>
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		<title>Valori Legali</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 15:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Avviso]]></category>
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Il 17 aprile è partito il controsondaggio sul valore legale laurea, promosso dalle Assemblee nazionali Università bene comune e Scuola bene comune. Da circa tre settimane è stata aperta la consultazione pubblica on-line del MIUR sul tema del “valore legale del titolo di studio” (VLTS): l&#8217;oggetto della questione, il valore legale della laurea in particolare &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vincenzofiore.it/?p=2015">Continue reading &#187;</a>]]></description>
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<p>Il 17 aprile è partito il <a href="http://www.di.unito.it/valorelegale">controsondaggio</a> sul valore legale laurea, promosso dalle Assemblee nazionali Università  bene comune e Scuola bene comune.</p>
<p>Da circa tre settimane è stata aperta  la consultazione pubblica on-line del MIUR sul tema del “valore legale  del titolo di studio” (VLTS): l&#8217;oggetto della questione, il valore  legale della laurea in particolare sembra essere il bersaglio  privilegiato della grande (?) stampa e di Governi tecnici e di vario  colore politico, ma i motivi forniti sono offensivi per il buon senso e  l&#8217;intelligenza comune.<img title="Continua..." src="http://www.tiltcamp.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p>Come rilevato tra gli altri nella <a href="http://www.tiltcamp.it/wp-admin/%28http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/653110.pdf">relazione conclusiva</a> dell’indagine conoscitiva svolta dalla Settima Commissione del Senato   è chiaro come non sia possibile in un processo di integrazione europea  eliminare il VLTS, a meno di non concepire contemporaneamente un ente  sovranazionale che possa attribuire un qualche punteggio (con che  criteri?) a tutte le lauree di qualsiasi istituto e università europei,  in modo da garantire la attuale mobilità dei cittadini europei  all&#8217;interno delle università e in ambito lavorativo. Allo stesso modo è  imbarazzante sostenere che la certificazione delle competenze di un  singolo individuo (quando si parla di accesso alle categorie  professionali) solo sulla base di un esame sia più efficace della  valutazione attuale basata sia su un esame ad hoc, sia su un intero  curriculum di studi (e spesso anche di un lungo periodo di formazione e  tirocinio).</p>
<p>Fuori dal mondo infine le affermazioni di chi sostiene  che l&#8217;abrogazione del VLTS sia necessaria per la libera selezione dei  privati, dato che già oggi questi sono legittimati, se lo desiderano, a  ignorare i titoli e basare unicamente le selezioni sul colloquio o sulla  reputazione di una università o altro luogo in cui il candidato si sia  formato.</p>
<p>Il punto quindi è un altro: l&#8217;ipotesi reale su cui si  lavora è quella della eliminazione del valore del voto di laurea,  certificando l&#8217;incapacità dello Stato nel garantire alti ed uniformi  livelli formativi nelle proprie università. La conseguente  parametrizzazione del valore di una laurea (che avrà come unico ambito i  concorsi pubblici), porterà a squilibrare le domande di iscrizione  nelle università: questo scenario si affianca alla eliminazione del  tetto sulla tassazione nei confronti degli studenti. In poche parole,  poche università ben valutate (ANVUR), caratterizzate da tasse molto  alte: una formazione prevalentemente tecnica e appannaggio dei ricchi.</p>
<p>Questo scenario non è contrario solamente alla giustizia sociale come  disegnata dalla nostra Carta Costituzionale, è anche uno scenario miope  che ci relegherà come Paese ad un declino sempre più rapido in termini  sociali, economici, politici e ovviamente culturali.</p>
<p>TILT  considera questo come uno dei punti strategici delle proprie battaglie.  Le mire reazionarie della politica dominante non ci spingeranno comunque  a diventare conservatori: costruiremo uno Stato che non si tiri  indietro dalle sfide poste dal mondo, che garantisca alti livelli di  formazione diffusa, con titoli di studio a garanzia di una qualità  elevata di conoscenze in ogni disciplina in cui vengano conseguite.</p>
<p>Il tutto con buona pace per Einaudi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo apparso per la prima volta qui: <a href="http://www.tiltcamp.it/articoli/controsondaggio-sul-valore-legale-della-laurea/" target="_blank">http://www.tiltcamp.it/articoli/controsondaggio-sul-valore-legale-della-laurea/</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.di.unito.it/valorelegale"><img class="aligncenter size-full wp-image-2017" title="controquestionario" src="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2012/04/controquestionario.jpg" alt="" width="580" height="300" /></a></p>
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		<title>The BBC Affaire</title>
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		<comments>http://www.vincenzofiore.it/?p=2004#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 22:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[BBC]]></category>
		<category><![CDATA[egemonia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[precarietà]]></category>

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Pubblico qui un carteggio nato in seguito ad una intervista rilasciata ad Alan Johnston (BBC News, Italy) http://www.bbc.co.uk/news/magazine-16871801 Prima mail Hi Alan, I do remember the interview: it was a really good interview and this is the only reason why i am going to waste a few minutes of your time asking you a couple &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vincenzofiore.it/?p=2004">Continue reading &#187;</a>]]></description>
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<p>Pubblico qui un carteggio nato in seguito ad una intervista rilasciata ad Alan Johnston 				(BBC News, Italy)<br />
<a href="http://www.bbc.co.uk/news/magazine-16871801" target="_blank">http://www.bbc.co.uk/news/magazine-16871801</a></p>
<h3>Prima mail</h3>
<blockquote><p>Hi Alan,</p>
<p>I do remember the interview: it was a really good  interview and this is the only reason why i am going to waste a few minutes of  your time asking you a couple of questions. Please don&#8217;t get me wrong: i have  not interests in complaining, i just want to understand what happened to the  contents.</p>
<p>In the past months, my friends and I have given several  interviews: each of us with his/her own style, but we usually try to provide an  analysis of the situation (sometimes relying on examples describing personal  experiences) and then we try to sketch a few simple ideas about possible  solutions to the problems.<br />
All these interviews by journals and TV networks  end in the same way: we are presented as a &#8220;caso umano&#8221; (translated more or less  in: &#8220;look at that poor helpless guy in need&#8221;). I must say i was happy to have  the chance to talk with somebody from the BBC and I told myself: &#8220;this time it&#8217;s  going to be different: these journalists are serious and know how to report to  their readers/listeners/etc&#8221;.</p>
<p>Now, it may be that i have given you the  idea that i am helpless, but i kind of remember that at least I have been able  to say clearly that Monti and the whole european austerity system is making the  situation worse for all of us. I also tried to provide reasons for that and if i  did not convince you, it would have been a good idea to ask for more details.  But that was not the point, was it?<br />
Question is: What&#8217;s going on with  journalism?<br />
&#8220;Poor young fellow, let&#8217;s hope a 70 years old man close to the  bankers will take care of him&#8221;. That&#8217;s what I read between the lines in the  article and that&#8217;s not what is going on here: I am not helpless, I am  frustrated! Not only i am not allowed to take care of myself, but I am also  described by the media as if I am not willing or able to do it .</p>
<p>Once  again, I am not complaining and I still think it was a nice chat, but it&#8217;s about  time to ask for a change.</p>
<p>All the best,<br />
Vincenzo</p></blockquote>
<h3>Prima risposta</h3>
<blockquote><p>Hi Vincenzo,</p>
<p>Thanks for your note, and I&#8217;m really sorry that you are unhappy with the way you were presented in the article I wrote. Of course that&#8217;s the last thing that I wanted. In your letter you asked some questions because, as you say, you want to know how the piece was put together. And I&#8217;m more than happy to explain.</p>
<p>You say in your note that I made you appear helpless. That I portrayed you as &#8220;not willing or able&#8221; to take care your of employment prospects. But in my defence, these are some of the things that you actually said while we talked &#8212; quotes. You said &#8220;the point is that you don&#8217;t have the option. You are forced to go away….&#8221; And later you made the point again. &#8220;You&#8217;re forced to go away….it&#8217;s sad because it&#8217;s not an option….I would love to have the option….&#8221; You really did give me the impression that day that you were unable to control your employment prospects &#8212; to help yourself &#8212; in the face of a very unfair system. To me, what I wrote doesn&#8217;t feel like an inaccurate reflection of what you said. I even included one of your quotes in the piece.</p>
<p>And I don&#8217;t think that I portrayed you as being &#8220;unwilling&#8221; to help yourself. What I actually wrote was this: &#8220;Vincenzo has spent years engaged in left-wing political activism. He has worked to try to change things here.&#8221; Surely nobody could read that and then draw the conclusion that you have been &#8220;unwilling&#8221; to try to change your situaton. It is unfair to say, as you do, that I presented you in that way.</p>
<p>I appreciate that you are also unhappy that I didn&#8217;t reflect your view that Monti&#8217;s austerity programme &#8220;is making the situation worse&#8221;. At one point in the interview you said, &#8220;They say that they want to create more jobs to help the young people, but it&#8217;s not going to work &#8212; it&#8217;s not going to work because it didn&#8217;t work in Greece. It didn&#8217;t work in Argentina.&#8221; And you may well be right. This government may well fail. But I would say that it is still early to say that it will achieve nothing. That it will definitely make things worse. Maybe Italy isn&#8217;t quite the same as Greece. Maybe there are different economic factors at work here. Maybe it&#8217;s a bit like Britain, which some people would argue did respond to some tough economics in the 80s. Maybe Monti will actually deliver some more new jobs. If you say something to a journalist and he doesn&#8217;t put it in his article, it doesn&#8217;t necessarily mean &#8212; as you suggest &#8212; that he doesn&#8217;t understand, or that he&#8217;s not reporting properly. A journalist&#8217;s job is not just to write down everything he gets told in an interview. The job is to think about what he&#8217;s told in the light of other things that are going on, and then make choices about what should be included, and what shouldn&#8217;t. You won&#8217;t agree with the choice that I made. But as I listened as you spoke that morning, I felt that the case that you made is not yet quite proven. But if and when it is clear that Monti is indeed failing the young people of Italy, I will definitely report that. And it&#8217;s hardly as if I suggested that Monti has the answer. Immediately after I mentioned his plans, another interviewee dismissed them. He describes them in my piece as &#8220;just talk&#8221;.</p>
<p>You may well not agree with anything that I&#8217;ve said here. But I really appreciated the tone of your note to me, and I hope you can see that I have tried to explain how was I was thinking as I put the article together.</p>
<p>All the best,</p>
<p>Alan</p></blockquote>
<h3>Seconda mail</h3>
<blockquote><p>Hi Alan,</p>
<p>Thank you for your reply: you gave me material to think about.</p>
<p>It seems to me it is a problem of perspectives: from my point of view, my present condition cannot be separated from my ideas of where i want to be and the tools i need to get there.<br />
Now, as you wrote me, my ideas about the government and its politics are not facts, so you may be right in avoiding writing about that: I see you have a good point, but then I&#8217;m wondering how to face politics proposed via mass media by the italian gerontocratic system. It doesn&#8217;t sound like a good idea to sit and wait for history to take place and part of our problem is that we aim at providing a different representation of reality.</p>
<p>Long story short, I think I am missing something.</p>
<p>Thanks for your patiente: hope there will be chance in the future for more talk.</p>
<p>All the best,<br />
Vincenzo</p>
<p>PS I would like to publish this whole conversation on my blog (jointly with a link to the article), if you are ok with it.</p></blockquote>
<h3>Seconda risposta</h3>
<blockquote><p>Hi Vincenzo,</p>
<p>Thanks for your reply. And with regard to whether I should have included your critique of Mr Monti&#8217;s broad approach, of course I understand the point that you make &#8211;that you don&#8217;t want to wait for the judgement of history as to whether he might get it right or not. And I&#8217;m really not suggesting that we do that. I&#8217;m sure that the government will be judged as its policies unfold. And I&#8217;ll be dong my best to work things out as they go along. All I&#8217;m saying is that in these weeks when Mr Monti is still putting his plans in place, it just seemed premature to include the argument that he was already making things worse. Just at a time when it felt like Italy was actually edging away from a Greek-type scenario, it seemed to jar a bit to make the argument that the country would go in somthing like that direction. I appreciate though that this may be the most temporary trend. That quite soon Italy might again be looking more like Greece. As I said before, you may be right. All I&#8217;m saying is that at the time we talked, it felt early to make the case that failure was inevitable. But once again, I don&#8217;t think that my piece suggested that the government necessarily had the answers. The one comment on its plans comes from the contributor who follows you, who dismisses the programme as &#8220;just talk&#8221;.</p>
<p>And in your letter you ask how you can challenge the politics of the &#8220;Italian gerontocratic system&#8221; as &#8220;proposed via the mass media&#8221;. But I guess I would say that in a piece I did a little early I did my best to reflect the politics of those of some of your generation who are challenging the &#8220;gerontocratic system&#8221;. And I am sure I will be reflecting that sort of perspective again in the future as I try to paint the fullest picture of the situation here.  I&#8217;m sure that you will argue that the earlier piece is not a complete view, or that misses important aspects of the broader argument. But anyway, I have copied it below in case you want to take a look.</p>
<p>All the best,<br />
Alan.</p>
<p><a href="http://www.bbc.co.uk/news/mobile/world-europe-15991026" target="_blank">http://www.bbc.co.uk/news/mobile/world-europe-15991026</a></p></blockquote>
<h3>Terza mail</h3>
<blockquote><p>Hi Alan, (sorry for the delay: i thought I have sent you this few days ago, but it was still in the draft folder)</p>
<p>Actually  I liked the article! I would have mentioned that Rome does not have a  &#8220;normal&#8221; major: it becomes easier to understand why people in the Valle  theatre will never trust his word. (Would you?)</p>
<p>Thinking about how to make a full picture of the situation&#8230;<br />
<a href="http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_21/lettera-studenti-premier_8c6b8742-5c6d-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml" target="_blank">http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_21/lettera-studenti-premier_8c6b8742-5c6d-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml</a><br />
this open letter has been published a couple of days ago on by the  &#8220;Corriere della Sera&#8221; (second widest diffused newspaper in Italy) and  mentioned several times by other networks. Long story short, it is a  pro-Monti open letter in support of liberism and free-market written by  self describing &#8220;young students in their twenties&#8221;.<br />
After a brief research (simple use of google!), independent bloggers (<a href="http://ilcorsaro.info/palazzo/316-a-chi-la-bambagia-i-legami-tra-gli-studenti-del-corsera-e-il-pdl" target="_blank">http://ilcorsaro.info/palazzo/316-a-chi-la-bambagia-i-legami-tra-gli-studenti-del-corsera-e-il-pdl</a>)  have find out that most of the authors are strongly connected with the  PDL (Berlusconi&#8217;s political party) or in general collaborate with right  wing groups (at least one writes constantly for a racist, cripto-fascist  online magazine), generally from rich families.</p>
<p>Interestingly, the authors have not been asked to tell who they are  and what their condition is: the Corriere decided to publish their  political ideas and opinions selling them as ideas coming from the  &#8220;young&#8221;.</p>
<p>It is probably bad journalism, but they have the right to do it -of  course!-: journalists like everybody else have political opinions and  hence, they have biases, fair enough!<br />
Point is: in Italy there was already a &#8220;wee bit&#8221; unbalanced news system  when Berlusconi was in power and the things -incredibly- got worse when  the new government started to receive support from all major political  party, because now almost everyone is providing news using the same  perspective. As a result, given a huge economic and social problem, we  are told there only is one &#8220;technical&#8221; -neutral- solution. It is a  bitter medicine, but it is the only cure (and this is one of the most  used metaphors). Even when the discussion presented by the media  focusses on an important issue (such as article 18), it is given for  granted the main idea that Italy needs more liberism to get rid of the  crisis, problem is how to implement it (e.g. with or without article  18).</p>
<p>I don&#8217;t know exactly how much Paul Krugman (or similar positions) is  read in English speaking countries, but we hardly have anything like  that presented as a serious idea here in Italy. Those who have these  positions are presented as ultra-liberals, non-realistic idialists, or  they are simply ignored, focussing the attention on the condition of the  speaker rather than on the spoken words.</p>
<p>After your explanation, I would not say your article belongs to  this phenomenon, but maybe it is easier to understand my reaction.</p>
<p>Best,</p>
<p>Vinc.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2012/02/bbc.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2005" title="bbc" src="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2012/02/bbc-585x438.jpg" alt="" width="585" height="438" /></a></p>
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		<title>Il sole di mezzanotte e altre amenità solari</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 15:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Bufala]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia pulita]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
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Ci sono un paio leggende metropolitane che vengono spesso associate all&#8217;idea della produzione di energia elettrica che sfrutti la fonte primaria di energia terreste: il sole. In particolare, chi si oppone all&#8217;utilizzo del solare a prescindere dalla tecnologia utilizzata, si basa su due argomenti in apparenza inattaccabili: 1) L&#8217;argomento tecnico: allo stato attuale, il solare &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vincenzofiore.it/?p=1976">Continue reading &#187;</a>]]></description>
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<p>Ci sono un paio leggende metropolitane che vengono spesso associate  all&#8217;idea della produzione di energia elettrica che sfrutti la fonte  primaria di energia terreste: il sole.</p>
<p>In particolare, chi si oppone all&#8217;utilizzo del solare a prescindere  dalla tecnologia utilizzata, si basa su due argomenti in apparenza  inattaccabili:</p>
<p><img title="Continua..." src="http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><strong>1)</strong> L&#8217;argomento tecnico: allo stato attuale, il solare non è utilizzabile  perché per poter fornire l&#8217;Italia di tutta l&#8217;energia che essa oggi  richiede, sarebbe necessario ricoprire l&#8217;intera superficie dello Stato  italiano.<br />
<strong>2)</strong> L&#8217;argomento popolare: anche se le tecnologie permettessero di  produrre una quantità di energia sufficiente, non c&#8217;è modo di produrre  energia quando la giornata è nuvolosa e soprattutto, di notte, quando il  sole, semplicemente non c&#8217;è.</p>
<p>Fin qui i fattoidi, adesso passiamo alla realtà dei fatti.</p>
<p><strong>Il primo argomento</strong> è stato utilizzato (tra gli altri) anche da Tremonti, che come sappiamo ha delle difficoltà in contabilità:</p>
<ol>
<li>Al 2009,<strong> il consumo complessivo</strong> di energia elettrica in Italia è stato pari a 299 915 <a title="Giga (prefisso)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giga_%28prefisso%29" target="_blank">G</a><a title="Wattora" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wattora">Wh</a> (ai quali si aggiungono circa 20 353 GWh che vanno annualmente dispersi in vario modo). La <strong>potenza richiesta</strong> italiana equivale in media a circa 38,5 <a title="Giga (prefisso)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giga_%28prefisso%29">G</a><a title="Watt" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Watt">W</a> di potenza elettrica lorda istantanea (36,4 GW di potenza elettrica  netta istantanea), con valori che oscillano tra la notte e il giorno  mediamente da 22 a 50 GW, con punte minime e massime rispettivamente di  18,8 e 51,8 GW.</li>
<li>Data la tecnologia MENO efficiente oggi diponibile, si stima (per  difetto) un irraggiamento medio in Italia di circa 1700 kWh/m² anno  (usiamo Roma come incidenza media): contando l’efficizenza dei pannelli,  ad oggi intorno il 15% e vari effetti di dispersione otteniamo  approssimativamente 200kWh/mq e con un picco istantaneo di circa 1 KW  ogni 7,2 metri quadri.</li>
<li>Dato che l&#8217;italia dispone di una superficie di 301 336 milioni di  m², facendo un paio di moltiplicazioni, si ottiene un totale di oltre 60  milioni di GWh e 41 852 GW di potenza istantanea (rapporti: 1/200 nel  primo caso e 1/1000 nel secondo). In altre parole <strong>se veramente si coprisse l&#8217;intera superficie italiana, la potenza erogata supererebbe di gran lunga quella oggi richiesta</strong>:  per coprire il picco massimo di consumi sarebbe sufficiente coprire  meno di 400 milioni di m² (data una condizione eccellente di esposizione  dei pannelli al sole), pari allo 0,12% della superficie totale.</li>
</ol>
<p>Ovviamente si tratta di un calcolo che rappresenta solamente un  esercizio matematico: la soluzione non è realizzabile per ovvi motivi e  non risolverebbe il problema della richiesta di energia durante le fasi  di scarsa o nulla esposizione alla luce solare. Resta però il fatto che  le cifre usate spesso dagli oppositori del solare non abbiano niente a  che vedere con la realtà.</p>
<p>La buona notizia è che le tecnologie oggi esistenti hanno già  ampiamente superato la -scarsa- efficienza associata ad un pannello  solare  fotovoltaico, responsabile della produzione elettrica fin qui  stimata.</p>
<p><strong>Qui entra in campo il secondo argomento</strong>, apparentemente  definitivo: si può sbagliare con le stime, ma bisognerà ammettere che se  l&#8217;energia richiede la presenza del sole, allora di notte non si potrà  produrre energia. Ma chi lo dice che il solare richiede <em>sempre </em>la  presenza del sole? Attualmente esistono almeno tre diversi tipi di  tecnologie ampiamente usate, testate e commercializzate (su piccola o  grande scala): si tratta del solare termico, del fotovoltaico e degli  impianti a concentrazione o termodinamici. Questi ultimi vantano una  delle varianti più efficienti in Italia, grazie anche al lavoro del  fisico premio Nobel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Rubbia">Carlo Rubbia</a>. In particolare, la <strong>centrale solare termodinamica &#8220;Archimede</strong><strong>&#8220;</strong>, inaugurata il 15 luglio 2010 a Priolo Gargallo (SR) presenta una caratteristica interessante, dato che <strong>è in grado di produrre energia elettrica anche quando il sole non c&#8217;è.</strong></p>
<p>Si tratta infatti di una centrale capace di utilizzare il sole per  riscaldare dei sali fino a temperature che superano i 500 gradi: questi  sali impiegano molto tempo a raffreddarsi e possono quindi essere  utilizzati per generare vapore (e quindi muovere le turbine che  producono energia) per un tempo che allo stato attuale delle tecnologie  raggiunge le 8 ore consecutive in totale assenza di esposizione solare.  Ecco un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=H4z1HYX0fY8" target="_blank">video esplicativo</a> da Ambiente Italia (Rai3) ed una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico" target="_blank">descrizione puntuale proveniente da wikipedia</a>.</p>
<p>Sulla base di queste nuove tecnologie e con l&#8217;idea che sia possibile svilupparle ulteriormente, è nato nel 2010 il progetto <a href="http://www.desertec.org/" target="_blank">DESERTEC</a>, che mostra come sarebbe possibile già oggi utilizzare le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:DESERTEC-Map_large.jpg" target="_blank">zone desertiche a sud e a nord del mediterraneo</a> con centrali a concentrazione permettendo (con un circuito integrato  solo da altre fonti di energia rinnovabili) non solo di alimentare di  energia elettrica l&#8217;intera area euromediterranea, ma anche di fornire  grandi quantitativi di acqua dolce, partendo dall&#8217;acqua di mare proprio  nelle zone desertiche.</p>
<p>Non fantascienza quindi, ma applicazione di ciò che si conosce. Se  poi si decidesse di investire anche in ricerca di sistemi ancora più  efficienti e meno impattanti, in pochi anni le soluzioni proposte e rese  materialmente applicabili <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_solare_orbitale" target="_blank">supererebbero la nostra più fervida fantasia</a>.</p>
<p>Acknowledgement: Vito Trianni, <a href="http://iridia.ulb.ac.be/" target="new">IRIDIA-CoDE</a><br />
<em>Si ringrazia Marco D. per aver segnalato un errore di calcolo nella prima versione dell&#8217;articolo.</em></p>
<p>[Articolo apparso per la prima volta qui: <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/il-sole-di-mezzanotte-e-altre-amenita-solari" target="_blank">http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/il-sole-di-mezzanotte-e-altre-amenita-solari </a>a modificato in seguito ad un commento apparso su quel sito]</p>
<p><a href="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2011/08/sun-full.jpg"><img class="size-large wp-image-1977 aligncenter" title="sun-full" src="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2011/08/sun-full-585x551.jpg" alt="" width="585" height="551" /></a></p>
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		<title>Balle atomiche, parte seconda: sicurezza</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 12:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato l'8 giugno 2011 sul portale di SEL: http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/balle-atomiche-parte-seconda-sicurezza

Nel periodo immediatamente successivo all’incidente di Fukushima (marzo 2011), il discorso sulla presunta sicurezza delle centrali nucleari ha ricevuto molto meno spazio che in passato. ]]></description>
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<p>Pubblicato l&#8217;8 giugno 2011 sul portale di SEL: http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/balle-atomiche-parte-seconda-sicurezza</p>
<div>
<p>Nel periodo immediatamente successivo all’incidente di Fukushima (marzo 2011), il discorso sulla <strong>presunta sicurezza</strong> delle centrali nucleari ha ricevuto molto meno spazio che in passato.  Già oggi, però, nonostante l’incidente giapponese sia molto lontano  dall’essere risolto, i sostenitori del nucleare e dell’astensione al  referendum hanno ricominciato ad spacciare per vero l’assunto che gli  incidenti avvenuti siano pochissimi e sempre legati a luoghi dove gli  standard di sicurezza e tecnologici sono in definitiva molto bassi.</p>
<p><strong>I Fatti: </strong>partendo dal principio che il mero  conteggio del numero di incidenti è chiaramente meno interessante di una  analisi dell’impatto provocato dall’incidente (come dire che cento  incidenti in centrali eoliche fanno meno danni -più facilmente gestibili  e meno costosi- rispetto ad un unico incidente in una centrale  nucleare), <strong>la quantità di incidenti nucleari è generalmente sottostimata</strong>.</p>
<p>Quella che segue è quindi una forma di esercizio di memoria: la lista di alcuni tra gli incidenti più noti legati all’utilizzo della nucleare civile.</p>
<p>1952 – Chalk river, Canada – parziale fusione del nocciolo del  reattore, con successiva fuoriuscita di liquido refrigerante  contaminato, fatto confluire in una cava abbandonata.</p>
<p>1957 – Windscale, UK – combustione lenta della grafite del reattore  con conseguente fuga di radioattività in forma di nube. La radioattività  su Londra (distante 500 km dal reattore) giunge fino a 20 volte oltre  il valore naturale.</p>
<p>1957 – Majak, ex-URSS – l’incidente interessa  un deposito di  materiali radioattivi localizzato in un sito militare segreto. Rilascio  di radioattività nell’ambiente.</p>
<p>1958 – Chalk River, Canada – incendio di parte del combustibile con contaminazione dell’interno del reattore.</p>
<p>1958 – Vinča, Yugoslavia – contaminazione radioattiva di parte del  personale in seguito ad un guasto legato ai rilevatori di radiazioni.</p>
<p>1959 – Santa Susana Field Laboratory, California, USA – Fusione  parziale del nocciolo in seguito ad una forte escursione di potenza:  significative fughe di gas radioattivo.</p>
<p>1964 – Charlestown, Rhode Island, USA – Incidente che interessa la  massa critica del reattore, generato da un errore di valutazione di un  operatore, esposto ad una dose letale di radiazioni.</p>
<p>1966 – Monroe, Michigan, USA – Fusione parziale del nocciolo con contaminazione del vaso di contenimento.</p>
<p>1966-1967 (data esatta sconosciuta, luogo esatto sconosciuto).  Perdita di potenza dell’impianto di raffreddamento, con conseguente  probabile fusione del nocciolo del rompighiaccio sovietico <em>Lenin. </em>Livelli di contaminazione prodotti: sconosciuti; numero esatto di decessi nell’equipaggio: ignoto.</p>
<p>1967 – Dumfries e Galloway, UK – Incendio del combustibile con conseguente contaminazione interna al reattore.</p>
<p>1969 – Lucens, Svizzera – Un difetto consistente nel sistema di  raffreddamento causa la fusione e l’esplosione del nocciolo, con  conseguente massiccia contaminazione della caverna nella quale il  reattore è costruito. Radiazioni all’esterno della caverna vengono  evitate ma si è costretti a sigillare l’area e interdire l’accesso.</p>
<p>1975 –  Greifswald, ex Germania Est – Danni parziali al combustibile  fissile generatisi in seguito ad una simulazione di condizioni di  emergenza riguardanti l’impianto di raffreddamento.</p>
<p>1977 – Jaslovské Bohunice, ex- Cecoslovacchia – Danni al combustibile  fissile con rilascio di radioattività nell’area della centrale.</p>
<p>1979 – Three Mile Island, Pennsylvania, USA. La fusione parziale del  nocciolo causa un eccesso di vapori radioattivi che vengono rilasciati  all’esterno dell’impianto. I gravissimi danni riportati rendono  necessaria la chiusura dell’unità due, ad oggi -32 anni dopo- ancora  sotto monitoraggio, in attesa delle future azioni di smantellamento.</p>
<p>1980 – Saint-Laurent-Nouan, Francia.  Fusione di un canale del  carburante nel reattore con rilascio minimo di materiali nucleari.</p>
<p>1981 – Tsurunga, Giappone. Rilascio di materiale radioattivo nel Mar del Giappone.</p>
<p>1982 – Ontario, New York, USA. Una diminuzione del liquido  refrigerante induce i tecnici a rilasciare in atmosfera una quantità di  gas radioattivi per ridurre i rischi di esplosione del reattore.</p>
<p>1983 – Buenos Aires, Argentina. Durante un test, l’errore di un  operatore comporta un aumento delle fissioni e di conseguenza  l’esposizione a radiazioni letali all’interno dell’impianto.</p>
<p>1986 – Chernobyl, ex-URSS. Fusione completa del nocciolo con  conseguente esplosione e scoperchiamento del reattore. La successiva  fuga in aria di combustibile polverizzato e materiali altamente  radioattivi causa una grave contaminazione ambientale che rende  inabitabile per un tempo indefinito un’area di oltre 3000 km quadrati,  influendo sul livello di radioattività naturale di buona parte  dell’Europa. Circa 400000 persone vengono evacuate dalle aree  maggiormente contaminate in Ucraina, Bielorussia e Russia. L’ONU accerta  un bilancio di 65 morti nell’immediato, mentre stime a lungo termine  variano a seconda delle analisi da 4000 a 100000 decessi causati in modo  indiretto (tumori e leucemie su un arco di circa ottanta anni).</p>
<p>1986 –  Hamm-Uentrop, ex-Germania Ovest. Parte del combustibile viene  danneggiata a causa di un malfunzionamento meccanico: il successivo  rilascio di radiazioni interessa un’area di circa due km di raggio a  partire dal reattore.</p>
<p>1987 – Goiânia, Brasile. Un apparecchio di radioterapia abbandonato  in un ospedale viene per errore aperto disperdendo nell’ambiente  cesio-137.</p>
<p>1989 –  Vandellos, Spagna. Incendio in uno dei due turbo-generatori.</p>
<p>1993 – Tomsk, Russia. In seguito all’esplosione del contenitore che  custodisce le sostanze per la pulizia e la decontaminazione dei  reattori, si liberano nell’ambiente uranio, plutonio, acido nitrico ed  un misto di scorie organiche e radioattive, interessando un’area di  oltre 120 km quadrati.</p>
<p>1999 – Tokaimura, Giappone. Un errore nella preparazione del nitrato  di uranile provoca sovraesposizioni radiologiche dei lavoratori  dell’impianto di fabbricazione di combustibile nucleare.</p>
<p>1999 – Ishikawa, Giappone. Un malfunzionamento del sistema di  controllo delle barre di Uranio porta a 15 minuti di reazioni fissili  fuori controllo. La compagnia elettrica Hokuriku, proprietaria del  reattore falsifica le registrazioni facendo sparire l’incidente fino al  marzo 2007.</p>
<p>2005 – Sellafield, UK. Per diversi mesi una perdita in una tubazione  porta alla fuoriuscita di acido nitrico misto a uranio e plutonio che  confluisce in un bacino di contenimento.</p>
<p>2005 – Braidwood, Illinois, USA. Contaminazione delle falde  acquifere, a livelli ritenuti non pericolosi, causata da una perdita di  tritio nella centrale.</p>
<p>2006 –  Erwin, Tennessee, USA. Perdita di 35 litri di soluzione di uranio arricchito durante il trasferimento.</p>
<p>2006 – Fleurus, Belgio. Un incidente in un impianto radiologico  commerciale causa un’elevata dose di radiazioni che investe uno dei  lavoratori dell’impianto.</p>
<p>2011 (in corso: dati sono ancora parziali) – Fukushima, Giappone. In  seguito ad una ondata di maremoto, si bloccano i generatori ausiliari  relativi all’impianto di raffreddamento: molti i reattori compromessi da  fusioni parziali, nonostante i meccanismi automatici di spegnimento  siano entrati in funzione in seguito al terremoto. Diverse esplosioni -a  distanza di giorni l’una dall’altra- hanno interessato i reattori  provocando la dispersione di materiale radioattivo nell’area  circostante, riversandosi in mare, rendendo inabitabile per un tempo  indefinito un’area di circa 3000 km quadrati e innalzando i livelli medi  di radioattività in una parte considerevole del Giappone, fino ad  interessare Tokyo. La situazione non è ancora risolta, a distanza di tre  mesi dal terremoto.</p>
<p><a href="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2011/06/330px-Fukushima_accidents_overview_map.svg_.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1967" title="330px-Fukushima_accidents_overview_map.svg_" src="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2011/06/330px-Fukushima_accidents_overview_map.svg_.png" alt="" width="330" height="440" /></a></p>
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		<title>Balle atomiche, parte prima: i costi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 13:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[termico]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato qui: http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/balle-atomiche-parte-prima-i-costi

Tra le leggende metropolitane che si cercano di imporre attraverso la mera ripetizione di dati falsi, ce ne sono alcune che riguardano l’utilizzo dell’energia nucleare per la produzione di energia elettrica.]]></description>
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<p>Pubblicato qui: <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/balle-atomiche-parte-prima-i-costi" target="_blank">http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/balle-atomiche-parte-prima-i-costi</a></p>
<p>Tra le leggende metropolitane che si cercano di imporre  attraverso la mera ripetizione di dati falsi, ce ne sono alcune che  riguardano l’utilizzo dell’energia nucleare per la produzione di energia  elettrica.</p>
<p><strong>Fattoide</strong> – riproposto ad esempio in un simpatico  cartello nella puntata del 2/06/2011 di Annozero, trasmissione condotta  da Michele Santoro – : il <strong>costo</strong> di produzione dell’energia elettrica ricavata da centrali nucleari è <strong>più basso </strong>di qualsiasi altro sistema di produzione. Un esempio di stime prodotte: costo per un MegaWatt di energia</p>
<ul>
<li>450€ fotovoltaico</li>
<li>60 € termico</li>
<li>35 € nucleare</li>
</ul>
<p><strong>I fatti, per punti:</strong></p>
<ol>
<li>Il confronto è 	portato prendendo in considerazione da un lato le <strong>centrali nucleari 	meno costose</strong>,  ovvero quelle che prevedono misure di sicurezza molto 	meno rigide,  rispetto a quelle che poi vengono presentate quando si 	parla di  probabilità di incidenti (delle due l’una: o la 	probabilità di un  incidente sale, oppure salgono i costi di 	produzione dell’energia).  Dall’altro lato del confronto, invece, si 	prendono in considerazione i <strong>sistemi meno efficienti</strong> di produzione 	elettrica alternativi, ad esempio considerando il  fotovoltaico di 	vecchia generazione (effettivamente in uso, ma che non  verrebbe 	installato se si progettasse un eventuale impianto oggi).</li>
<li>Non si tiene conto 	dell’aumento (considerato da tutti gli analisti  come inevitabile) 	dei costi legati all’acquisto del “combustibile” – l’<strong>uranio </strong>-,  che 	vedrà diminuire l’offerta (le risorse non sono infinite) e 	 aumentare la domanda (molti paesi emergenti sono stati indotti 	all’uso  del nucleare). Dovendo fare un calcolo dei <strong>costi legati alla 	produzione</strong>,  qualunque industriale costretto a fare un investimento 	che vedrà  l’inizio della produzione tra almeno un decennio (tempi 	di costruzione  di una centrale), cercherebbe di fare un confronto basandosi su prezzi  plausibili tra 10-20 anni, più il tempo di esercizio di una centrale  (altri 40 anni circa per la generazione 3), se volesse capire  l’effettiva competitività del “prodotto”.</li>
<li>In modo del 	tutto<strong> illegittimo</strong> si esclude nel calcolo il conteggio sia delle 	<strong>spese relative allo stoccaggio delle scorie, sia delle spese 	relative allo smantellamento delle centrali</strong>.  Per le prime, come è 	noto, occorre predisporre uno smaltimento che  garantisca sicurezza per un tempo lungo  -letteralmente- migliaia di  anni, causando spese proporzionalmente 	elevate. A questi costi vanno  aggiunti quelli legati allo stesso 	“<strong>spegnimento</strong>” e <strong>messa in sicurezza </strong>richiesto da questo genere di 	centrali elettriche. Questa operazione richiede oggi in media circa <strong>30 anni</strong> a partire dalla data in cui si decide di “spegnere”, 	ma ad esempio i  lavori relativi al 	reattore di Calder Hall a Sellafield 	in 	Gran  Bretagna, chiuso nel 2003, termineranno all’incirca nel 2115 	(vedi: <a href="http://www.nao.org.uk/publications/0708/the_nuclear_decommissioning_au.aspx?alreadysearchfor=yes" target="_blank">Nuclear 	Decomissioning</a>)  	. Si tratta di un reattore di vecchia generazione e ci lascia  immaginare quanto le finanze italiane abbiano tratto vantaggio dalla  scelta del referendum anti-nuclearista.</li>
</ol>
<p>PS su segnalazione: l’agenzia che si occupa di analisi statistiche per il dipartimento dell’Energia statunitense -<strong>U.S. Energy Information Administration</strong> (EIA)- pubblica ogni anno le sue stime. Qui potete leggere <a href="http://www.eia.gov/oiaf/archive/aeo10/electricity.html" target="_blank">le ultime stime al 2020 e al 2035</a>: in particolare segnalo per semplicità <a href="http://www.eia.gov/oiaf/archive/aeo10/images/figure63-lg.jpg" target="_blank">i grafici riguardanti i costi previsti</a>,  nei quali comunque non vengono conteggiate le spese riguardanti il  trattamento delle scorie e quelle relative allo smantellamento delle  centrali.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2011/06/Nuclear_sign_and_money_simbols.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1960" title="Nuclear_sign_and_money_simbols" src="http://www.vincenzofiore.it/wp-content/uploads/2011/06/Nuclear_sign_and_money_simbols.gif" alt="" width="315" height="315" /></a></p>
</div>
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