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Jun 15 2011

Balle atomiche, parte seconda: sicurezza

Pubblicato l’8 giugno 2011 sul portale di SEL: http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/balle-atomiche-parte-seconda-sicurezza

Nel periodo immediatamente successivo all’incidente di Fukushima (marzo 2011), il discorso sulla presunta sicurezza delle centrali nucleari ha ricevuto molto meno spazio che in passato. Già oggi, però, nonostante l’incidente giapponese sia molto lontano dall’essere risolto, i sostenitori del nucleare e dell’astensione al referendum hanno ricominciato ad spacciare per vero l’assunto che gli incidenti avvenuti siano pochissimi e sempre legati a luoghi dove gli standard di sicurezza e tecnologici sono in definitiva molto bassi.

I Fatti: partendo dal principio che il mero conteggio del numero di incidenti è chiaramente meno interessante di una analisi dell’impatto provocato dall’incidente (come dire che cento incidenti in centrali eoliche fanno meno danni -più facilmente gestibili e meno costosi- rispetto ad un unico incidente in una centrale nucleare), la quantità di incidenti nucleari è generalmente sottostimata.

Quella che segue è quindi una forma di esercizio di memoria: la lista di alcuni tra gli incidenti più noti legati all’utilizzo della nucleare civile.

1952 – Chalk river, Canada – parziale fusione del nocciolo del reattore, con successiva fuoriuscita di liquido refrigerante contaminato, fatto confluire in una cava abbandonata.

1957 – Windscale, UK – combustione lenta della grafite del reattore con conseguente fuga di radioattività in forma di nube. La radioattività su Londra (distante 500 km dal reattore) giunge fino a 20 volte oltre il valore naturale.

1957 – Majak, ex-URSS – l’incidente interessa un deposito di materiali radioattivi localizzato in un sito militare segreto. Rilascio di radioattività nell’ambiente.

1958 – Chalk River, Canada – incendio di parte del combustibile con contaminazione dell’interno del reattore.

1958 – Vinča, Yugoslavia – contaminazione radioattiva di parte del personale in seguito ad un guasto legato ai rilevatori di radiazioni.

1959 – Santa Susana Field Laboratory, California, USA – Fusione parziale del nocciolo in seguito ad una forte escursione di potenza: significative fughe di gas radioattivo.

1964 – Charlestown, Rhode Island, USA – Incidente che interessa la massa critica del reattore, generato da un errore di valutazione di un operatore, esposto ad una dose letale di radiazioni.

1966 – Monroe, Michigan, USA – Fusione parziale del nocciolo con contaminazione del vaso di contenimento.

1966-1967 (data esatta sconosciuta, luogo esatto sconosciuto). Perdita di potenza dell’impianto di raffreddamento, con conseguente probabile fusione del nocciolo del rompighiaccio sovietico Lenin. Livelli di contaminazione prodotti: sconosciuti; numero esatto di decessi nell’equipaggio: ignoto.

1967 – Dumfries e Galloway, UK – Incendio del combustibile con conseguente contaminazione interna al reattore.

1969 – Lucens, Svizzera – Un difetto consistente nel sistema di raffreddamento causa la fusione e l’esplosione del nocciolo, con conseguente massiccia contaminazione della caverna nella quale il reattore è costruito. Radiazioni all’esterno della caverna vengono evitate ma si è costretti a sigillare l’area e interdire l’accesso.

1975 – Greifswald, ex Germania Est – Danni parziali al combustibile fissile generatisi in seguito ad una simulazione di condizioni di emergenza riguardanti l’impianto di raffreddamento.

1977 – Jaslovské Bohunice, ex- Cecoslovacchia – Danni al combustibile fissile con rilascio di radioattività nell’area della centrale.

1979 – Three Mile Island, Pennsylvania, USA. La fusione parziale del nocciolo causa un eccesso di vapori radioattivi che vengono rilasciati all’esterno dell’impianto. I gravissimi danni riportati rendono necessaria la chiusura dell’unità due, ad oggi -32 anni dopo- ancora sotto monitoraggio, in attesa delle future azioni di smantellamento.

1980 – Saint-Laurent-Nouan, Francia. Fusione di un canale del carburante nel reattore con rilascio minimo di materiali nucleari.

1981 – Tsurunga, Giappone. Rilascio di materiale radioattivo nel Mar del Giappone.

1982 – Ontario, New York, USA. Una diminuzione del liquido refrigerante induce i tecnici a rilasciare in atmosfera una quantità di gas radioattivi per ridurre i rischi di esplosione del reattore.

1983 – Buenos Aires, Argentina. Durante un test, l’errore di un operatore comporta un aumento delle fissioni e di conseguenza l’esposizione a radiazioni letali all’interno dell’impianto.

1986 – Chernobyl, ex-URSS. Fusione completa del nocciolo con conseguente esplosione e scoperchiamento del reattore. La successiva fuga in aria di combustibile polverizzato e materiali altamente radioattivi causa una grave contaminazione ambientale che rende inabitabile per un tempo indefinito un’area di oltre 3000 km quadrati, influendo sul livello di radioattività naturale di buona parte dell’Europa. Circa 400000 persone vengono evacuate dalle aree maggiormente contaminate in Ucraina, Bielorussia e Russia. L’ONU accerta un bilancio di 65 morti nell’immediato, mentre stime a lungo termine variano a seconda delle analisi da 4000 a 100000 decessi causati in modo indiretto (tumori e leucemie su un arco di circa ottanta anni).

1986 – Hamm-Uentrop, ex-Germania Ovest. Parte del combustibile viene danneggiata a causa di un malfunzionamento meccanico: il successivo rilascio di radiazioni interessa un’area di circa due km di raggio a partire dal reattore.

1987 – Goiânia, Brasile. Un apparecchio di radioterapia abbandonato in un ospedale viene per errore aperto disperdendo nell’ambiente cesio-137.

1989 – Vandellos, Spagna. Incendio in uno dei due turbo-generatori.

1993 – Tomsk, Russia. In seguito all’esplosione del contenitore che custodisce le sostanze per la pulizia e la decontaminazione dei reattori, si liberano nell’ambiente uranio, plutonio, acido nitrico ed un misto di scorie organiche e radioattive, interessando un’area di oltre 120 km quadrati.

1999 – Tokaimura, Giappone. Un errore nella preparazione del nitrato di uranile provoca sovraesposizioni radiologiche dei lavoratori dell’impianto di fabbricazione di combustibile nucleare.

1999 – Ishikawa, Giappone. Un malfunzionamento del sistema di controllo delle barre di Uranio porta a 15 minuti di reazioni fissili fuori controllo. La compagnia elettrica Hokuriku, proprietaria del reattore falsifica le registrazioni facendo sparire l’incidente fino al marzo 2007.

2005 – Sellafield, UK. Per diversi mesi una perdita in una tubazione porta alla fuoriuscita di acido nitrico misto a uranio e plutonio che confluisce in un bacino di contenimento.

2005 – Braidwood, Illinois, USA. Contaminazione delle falde acquifere, a livelli ritenuti non pericolosi, causata da una perdita di tritio nella centrale.

2006 – Erwin, Tennessee, USA. Perdita di 35 litri di soluzione di uranio arricchito durante il trasferimento.

2006 – Fleurus, Belgio. Un incidente in un impianto radiologico commerciale causa un’elevata dose di radiazioni che investe uno dei lavoratori dell’impianto.

2011 (in corso: dati sono ancora parziali) – Fukushima, Giappone. In seguito ad una ondata di maremoto, si bloccano i generatori ausiliari relativi all’impianto di raffreddamento: molti i reattori compromessi da fusioni parziali, nonostante i meccanismi automatici di spegnimento siano entrati in funzione in seguito al terremoto. Diverse esplosioni -a distanza di giorni l’una dall’altra- hanno interessato i reattori provocando la dispersione di materiale radioattivo nell’area circostante, riversandosi in mare, rendendo inabitabile per un tempo indefinito un’area di circa 3000 km quadrati e innalzando i livelli medi di radioattività in una parte considerevole del Giappone, fino ad interessare Tokyo. La situazione non è ancora risolta, a distanza di tre mesi dal terremoto.

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