Contributo per l’assemblea nazionale italiana di DiEM25 (giugno 2019)

Care e cari DiEMers,

dal DSC di New York propongo qui due punti che spero possano contribuire alla discussione nell’assemblea nazionale.

  • Analisi del risultato elettorale europeo e italiano.

Il risultato complessivo della European Spring (ES) alle elezioni è stato molto deludente. Il movimento DiEM25 si era posto come obiettivo esplicito di agire come collettore tra i vari partiti nazionali della sinistra Europea ed elaborare con questi un programma di trasformazione radicale e democratizzazione della UE. Le alleanze sono per la maggior parte fallite nel corso del 2018, con l’opposizione più o meno convinta di alcuni importanti movimenti/partiti di sinistra attirati da prospettive nazionaliste in funzione anti-UE, vista come la causa principale di austerity e liberismo (Podemos, France Insoumise, Bloco de Esquerda, etc., che però a differenza della ES sono riusciti ad eleggere deputati). Dove invece delle alleanze si sono concretizzate (Francia, Danimarca, Polonia), non solo i risultati sono stati al di sotto delle aspettative (e delle soglie nazionali), ma sono anche mancati coesione e coordinamento europeo, facendo della ES un inefficace cartello elettorale, più che una coalizione omogena. Per finire, la campagna in Germania, dove si sono spese tutte le personalità più visibili mediaticamente e su cui si puntava per eleggere anche simbolicamente Yanis Varoufakis, è stata semplicemente disastrosa sia nel tentativo iniziale di produrre una alleanza, sia nella campagna elettorale successiva, quando DiEM25 si è presentata da sola.

In Italia, DiEM25 ha seguito la stessa strategia impostata nel resto d’Europa, tentando di costruire una alleanza con gruppi ed organizzazioni preesistenti, nonostante organizzazioni e partiti di sinistra fossero già in disfacimento da anni. Il caso italiano permette però di delineare tutti i problemi di fondo tanto del movimento/partito DiEM25, quanto della ES. Per cominciare, l’idea di partire sostanzialmente da una azione di charme personale di Yanis Varoufakis per la costruzione delle alleanze può essere definita generosa, ma era certamente ingenua. Questo tentativo ha portato, in Italia come nel resto d’Europa, a condurre trattative con pezzi di ceto politico locale da una posizione di debolezza e non ha permesso di definire in modo chiaro chi fossero gli elettori (se non vogliamo usare il termine “classi sociali”) a cui DiEM si sarebbe rivolta. La struttura di DiEM25 è inoltre affetta da uno strano meccanismo che si potrebbe definire “centralista anarchico”: gli attivisti sui territori sono liberi di agire senza obiettivi chiari e coordinamento, ma non hanno potere decisionale reale, dato che il coordinamento europeo può in ogni momento intervenire con decisioni sostanziali o cambi di rotta, in assenza di un percorso condiviso o anche semplicemente di una efficace comunicazione. Per finire, la presenza di componenti dalle funzioni sovrapposte e responsabilità poco chiare (ad esempio, Ala Elettorale vs National Collective) ha dato il colpo di grazia a qualsiasi ipotesi di generazione di una proposta politica basata sul lavoro degli attivisti sul territorio.

 

  • Che fare?

Il merito principale di DiEM25 è stato quello di indicare come non sia possibile trovare soluzioni a problemi di scala continentale provando a rinchiudersi nel livello locale. Le crisi sociali, economiche ed ambientali esplose nel XXI secolo richiedono tutte una azione coordinata e condivisa che varchi confini multipli. In questo senso, la piattaforma offerta dal Green New Deal (GND) resta un valido punto di partenza, anche in assenza di rappresentanti eletti da parte della ES.

Per superare l’impasse penso sia necessario muoversi su più piani contemporaneamente. A livello organizzativo, è necessario dotarsi di una struttura di stampo prettamente federale, che favorisca l’interscambio di idee e metodi, coordini azioni di scala continentale, ma lasci libertà di azione (e individui chiaramente responsabilità) alle realtà locali, all’interno dello spazio offerto dalla piattaforma politica del GND. La democrazia interna al movimento è qualcosa di più complesso della mera espressione di continui voti online: sappiamo bene in Italia come l’orizzontalità presunta sia il facile paravento dell’arbitrio dei cerchi magici. L’unico modo per evitare di replicare gli aspetti più reazionari del M5S è quello di strutturare DiEM25 individuando/eleggendo coordinatori e responsabili e facilitando la comunicazione tramite rappresentanti locali, regionali, nazionali ed europei. Le vecchie organizzazioni partitiche hanno difetti noti, ma l’alternativa non può essere la forma puramente assembleare, che funziona bene a livello locale, ma diventa impraticabile con numeri elevati di attivisti, riducendo di fatto il potere decisionale nelle mani di pochi.

Per quanto riguarda l’Italia, il bel (!) Paese resta oggi uno dei più importanti campi di battaglia politica Europea, per via della sua rilevanza economica, a dispetto della ormai acquisita completa irrilevanza politica. Purtroppo è anche l’unico Paese in cui la sinistra è ad oggi priva tanto di una organizzazione vagamente funzionale e di una classe dirigente degna di nota. Piuttosto che concentrarsi su fusioni di ceto politico e campagne elettorali, penso sia utile spendere energie sul medio termine per conseguire obiettivi politici, costruendo un teatro di conflitto sociale. All’interno di questo teatro, si può raccogliere consenso e costruire contestualmente una organizzazione efficace e che consenta lo sviluppo democratico di meccanismi di rappresentanza. A quel punto presentarsi alle elezioni locali e nazionali torna ad essere un mezzo per conseguire un fine politico.

Il GND è una piattaforma complessa, che è difficile presentare nella sua interezza. Un metodo che credo possa essere utile adattare alle nostre esigenze è dato dalle campagne recenti compiute dalla sinistra social-democratica americana (Sanders, Ocasio-Cortez ecc.). In USA si tende ad usare un nucleo ridotto di temi su cui costruire consenso, individuando degli interlocutori specifici solitamente in una fascia che va dalla working class alla lower middle class (che storicamente sono andate anche a coincidere in USA in alcuni periodi storici). Nella campagna del 2016, i due temi centrali sono stati: sistema sanitario e salario minimo orario ed hanno avuto un impatto talmente rilevante da lanciare un socialista -Sanders- nelle primarie USA, spingendo Clinton all’inseguimento. Penso che lavorare per i prossimi 2 anni su una campagna nazionale e continentale per salario minimo europeo, 35 ore, e un pacchetto di regole/protezioni per i lavoratori uniforme nella intera UE avrebbe un effetto altrettanto dirompente:

  • Permette di uscire dalla logica delle alleanze (chi collabora è alleato)
  • Rompe chiaramente con la spinta nazionalista a sinistra (il salario minimo o è europeo o diventa un’arma a doppio taglio, incentivando social dumping e delocalizzazione)
  • Demarca una differenza netta con il modello internazionalista neoliberista, mostrando cosa si intenda nella pratica con “terzo spazio”.
  • Scopre le carte alla destra populista e neofascista e definisce una agenda favorevole alla sinistra

 

Buon lavoro!Image credit: Aris Telonis

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