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Feb 10 2011

المقاومة – Resistenza

Articolo scritto per Atlantidezine: (link diretto-> QUI).

I principali quotidiani italiani hanno ufficialmente mollato la presa: la cronaca delle vicende egiziane è sparita dalle prime pagine. Non c’è più interesse nel raccontare giorni e giorni di proteste caratterizzate da pochi scontri, militari che posizionano carri armati senza poi usarli e soprattutto fondamentalisti islamici che continuano a rappresentare una minoranza nel multiforme e colorato mondo della protesta anti-Mubarak. La lunga gara di resistenza tra popolo (o una sua larga parte) e monarca è diventata su questa sponda del mediterraneo poco interessante: le notizie non collegate a sesso e morte di solito vendono poco. Urge un cambio di prospettiva, magari con un respiro più ampio di quello della cronaca: in nostro aiuto arriva Metro, graphic novel scritta e disegnata da Magdy El Shafee e pubblicata in Italia nel dicembre del 2010. Un tempismo quasi perfetto.

Il romanzo grafico è ambientato a Il Cairo, tra periferie e centro città, seguendo gli spostamenti via metropolitana di alcuni personaggi in cerca di una via di fuga dalla “trappola” egiziana, a qualsiasi costo. L’innesco è rappresentato da una rapina a mano armata ad alto tasso tecnologico: un filo conduttore che serve per reggere un intreccio di eventi tra cui una rivolta urbana destinata a finire in un bagno di sangue per l’intervento dei prezzolati del regime. La vera protagonista è però la città, Il Cairo, rappresentata con una atmosfera che sembra portare ai nostri giorni la narrativa di Nagib Mahfuz, pur con le dovute differenze stilistiche. La rappresentazione lucida di una realtà caotica e complessa è però sorprendentemente sintetizzata in poche pagine, attraverso la metafora della trappola tesa dalla città – l‘establishment egiziano – a tutti i suoi abitanti: attraverso gli occhi del protagonista viene subito messo in chiaro come non ci sia modo per disinnescare il sistema, una volta all’interno. L’unica via è la fuga. In questo caso, attraverso un’ azione violenta di tipo personale: la rapina.

Da questa descrizione potrebbe venire il dubbio che sia stata appropriata la condanna emessa nei confronti dell’opera di El Shafee: Metro è stato pubblicato per la prima volta in Egitto nel 2009 e dopo soli tre mesi è stata ritirata ogni copia dalle librerie per oscenità e scene violente. Tuttavia non ci troviamo di fronte alla rappresentazione compiaciuta della violenza fine a se stessa, né per la verità a una visione della violenza nella sua forma grottesca o romantica e mitizzata (Miller per intenderci è molto più crudo ed esplicito): la violenza e la pornografia (un paio di vignette che è arduo definire anche solo erotiche) sono ovviamente una scusa. Il problema sono i volti e le storie a loro connesse, i pochi tratti sufficienti a richiamare nella mente del lettore egiziano figure di politici corrotti, disposti a tutto pur di arricchirsi e proteggere la propria posizione, una popolazione che non riesce a liberarsi da chi la affama e che si è rassegnata a subire un sistema nella speranza – vana – di poter un giorno passare dall’altra parte della barricata.

Se questo ci porta in mente qualcosa, non sorprendiamoci troppo: il Mediterraneo è un piccolo mare e per quanto negli ultimi 20 anni abbiano provato a insegnarci il contrario, questo mare non è un confine, ma un ponte. Sponda nord o sponda sud, abbiamo più punti in comune di quanti ne abbiamo che ci distinguano.

Per cui El Shafee parla anche a noi.

Metro - di El Shafee Magdy (cover)

Titolo: Metro
Autore: El Shafee Magdy
Editore: Il Sirente
Dati: 2010, 112 pp., 15.00 €

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