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Nov 07 2012

Note a margine: “do the math”

Quando i sostenitori di Barack Obama questa notte avevano appena iniziato a festeggiare, hanno ricevuto dal rieletto presidente USA un messaggio di ringraziamento che recitava più o meno così “Voglio che tu sappia che [quanto è successo] non è stato determinato dal destino o dal caso: sei stato tu a renderlo possibile.”
Certo, in parte una frase di circostanza, ma solo in parte.

Per capirlo a pieno bisogna tornare a settembre, quando Sheldon Adelson (oscuro -in Italia- miliardario proprietario di Casinò) dichiarò di essere disposto a donare 100 milioni di dollari o qualsiasi cifra necessaria a Mitt Romney per permettergli di vincere le elezioni presidenziali. La cifra poi nei fatti è scesa a “soli” 20 milioni (entrambi i coniugi Adelson ne hanno versati 10) ai quali si sono aggiunti altri sostenitori ultra milionari (l’unico altro versamento da 10 milioni è arrivato da Bob Perry, un costruttore di Houston).
Cosa ha spinto questi miliardari ad avere un amore così acceso per le politiche di Romney, è facile intuirlo: secondo il centro studi “Center for American Progress Action Fund” (che non nasconde le sue simpatie liberal, ma non per questo è meno affidabile), Adelson con le politiche promesse da Romney avrebbe risparmiato circa 2 miliardi di $ di tasse. Quindi 20 milioni sono un investimento, per quanto rischioso, in obblgazioni che possono rendere fino a 100 volte la cifra.

La risposta di Obama è stata quella del “grassroot”: in poche parole migliaia di piccole donazioni (56% sotto i 200 $). A queste, si è aggiunto il lavoro di altre migliaia di volontari (volantinaggi, telefonate, organizzazione eventi ecc.).
Qui i conti del Washington Post sui finanziamenti dei due candidati.
http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/politics/campaign-finance/

Questa piccola storia parla -anche- all’Italia, dato che  al di qua dell’atlantico la situazione non è poi tanto diversa: l’economia, gli interessi finanziari, i giochi di potere, questi sono certamente in scala ridotta. Non sono in scala invece le conseguenze delle politiche sulla vita di ognuno di noi comuni mortali.
La differenza tra una politica che prevede la patrimoniale e una che invece ammicca alla finanza speculativa o alle “grandi opere” è ben chiara nella mente di chi muove miliardi, tanto che -in scala- si mobilita anche per le primarie. La lotta di classe dei padroni (per dirla con Ascanio Celestini).

La nostra risposta dovrà essere altrettanto forte ed efficace.

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