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Aug 07 2014

L’esplosione del bias di conferma sui social media

“Ebola, tre casi a Lampedusa” – FALSO! Denunciato l’autore della bufala.

Notizie false e notizie parzialmente vere (vedi la notizia di Schettino che dà una Lectio Magistralis, apparsa ieri -6 agosto- un po’ ovunque). il problema dei “si dice” su un social network è nella facilità di diffusione di notizie che confermano una credenza pregressa. Se odio gli immigrati diffonderò la notizia di Ebola a Lampedusa e non la smentita. Questo crea una polarizzazione e radicalizzazione del pensiero e una generale diminuzione del pensiero critico.

Il “confirmation bias” è un fenomeno noto in ambito cognitivo e investe la ricerca di informazioni a conferma di una tesi, la memoria selettiva delle informazioni e l’interpretazione delle informazioni in nostro possesso. Il risultato è sempre lo stesso, pesare in modo differente la credibilità di quanto si trova a confermare un’idea piuttosto che di quanto porta a falsificare l’idea stessa. Investe ovviamente il contenuto dell’informazione stessa e -di recente in modo sempre più pervasivo- la fonte dell’informazione (con complottismo annesso: “chi ti paga per darmi queste informazioni false?”).

Il fenomeno entro certi limiti può essere considerato non solo pienamente naturale, ma anche positivo. Non è sempre utile o pratico mettere in dubbio ogni credenza a nostra disposizione e -per quanto si debba essere aperti ad accettare nuove visioni- non si può neanche andare a verificare ogni supposta evidenza che vada a negare conoscenze ben radicate. Per intenderci se devo superare radicati enunciati basati sulla meccanica classica in favore della nuove visione quantistica, ho bisogno di un bel po’ di dati che inizino a non farmi tornare i conti con la prima e invece siano coerenti con la seconda. In parole povere è una difesa  contro il paradosso dell’universo completamente caotico dell’empirista, nel quale scompaiono completamente le dinamiche di causa-effetto.

Il problema però è che questa tendenza oggi non viene bilanciata da una sana riflessione critica sulle nostre idee, in modo da essere pronti, anche se cauti, ad accettare qualcosa di nuovo e diverso, magari potenzialmente dirompente. Al contrario la tendenza è ampiamente incentivata nelle nuove metodologie di marketing più efficaci: se mi piacciono film con certe caratteristiche o leggo libri scritti da certi autori, ascolto musica di un certo tipo, amazon, netflix, facebook, google ecc. mi raggiungeranno con campagne mirate volte a vendermi prodotti simili, idee che già conosco, musica sullo stesso genere, libri basati sulle stesse tesi. Addirittura il motore di ricerca che uso utilizzerà le informazioni in suo possesso a riguardo delle ricerche precedenti per fornirmi dati coerenti con le mie informazioni. Il sistema non è concepito con altro scopo se non quello di vendere di più, tanto che -per quanto è dato sapere- la coerenza interna o bolla informativa è strutturata in modo neutrale, per cui non fa differenza tra la coscienza liberal e quella reazionaria. L’effetto finale è però quello di generare non solo delle bolle informative, ma pienamente delle bolle ideologiche, strumenti di lettura del mondo, essere confermati e rassicurati nelle nostre posizioni.

In tutto questo si innesca la politica di chi legge il comune sentire e insegue quelle che sono le richieste della “gente”, invece di costruire una prospettiva di futuro diversa, a prescindere dalla direzione di ciò che questo diverso possa significare.

Quello che personalmente non capisco è come mai un sistema così concepito non sia estremamente stabile. Un modo per preservare una società dovrebbe essere essere proprio quello di conservare i gruppi sociali nelle loro posizioni, ripiegati su sé stessi. La sensazione è che invece ci sia un generale deterioramento in questa radicalizzazione. Si punta verso il basso, il meno, il semplice in senso stupido in ogni gruppo.

Una spirale verso la riduzione culturale che non finirà bene.

 

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