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Oct 02 2016

Trump è un Berlusconi, gli USA non sono l’Italia

Le somiglianza ideale dei percorsi e dei personaggi politico-mediatici che caratterizzano Trump e Berlusconi sono state evidenziate sin dalla “discesa in campo“, durante la corsa per le primarie e più di una volta e da testate diverse anche non particolarmente schierate o apertamente conservatrici (anche Stille sin dal 2015, qui in traduzione).

Scovare similitudini non richiede un esercizio particolarmente raffinato dell’immaginazione. Berlusconi e Trump sono entrambi egomaniaci, refrattari al rispetto delle leggi e delle regole, si vantano di aver evaso le tasse (vedi: Trump o Berlusconi) e pianificano leggi per eluderle con maggiore facilita’, hanno un’idea della donna come elemento decorativo e di “conquista”, fanno appello alle emozioni più basse della popolazione, indicano in capri espiatori le cause di problemi strutturali come la disoccupazione, costruiscono sulla paura del diverso, accolgono senza rimorsi i voti dei fascisti (white supremacists/KKK in USA), soffrono di un razzismo perlomeno latente, sostengono di essere in grado di governare in virtù della -in verità scadente- esperienza di costruttori e investitori in real-estates, mentono senza ritegno e si contraddicono in continuazione senza provare vergogna o senza rendersene conto ecc. ecc. ecc. Anche le battute che fanno sono dello stesso genere (ignobili).

La differenza non e’ quindi nella tipologia di personaggio, ma nella risposta che il rispettivo Paese dà a questo genere di personaggi. In particolare e’ interessante la risposta che la destra conservatrice e liberista, quella dei “poteri forti”, ha dato in Italia e sta dando in USA.

In Italia la destra abbracciò Berlusconi come un salvatore, gli imprenditori lo riconobbero come uno dei loro, che avrebbe eliminato vincoli (i famosi “lacci e lacciuoli”) e fondamentalmente permesso a tutti di evadere il fisco. La mancanza tanto di un “senso dello Stato” quanto di un progetto di sviluppo per il Paese non preoccupò il nostro gruppo dirigente pubblico o privato/industriale. Confindustria sosteneva Berlusconi perché in fondo contava in una convergenza naturale di interessi o al più di poterlo controllare e così strappare eliminazione delle tutele dei lavoratori, riduzione delle tasse e liberismo senza vincoli. È stato necessario passare attraverso anni di governo prima che la leadership industriale cominciasse ad accorgersi che non solo non fosse possibile controllarlo, ma di come Berlusconi fosse interessato unicamente a favorire i propri affari e soddisfare la propria egomania, anche a costo di danneggiare l’intero Paese.

In USA la risposta della destra conservatrice è molto più ostile. In parte c’è il riconoscimento di valori diversi: Trump è un avventurista di NY che ha costruito la propria fortuna anche sfruttando a proprio vantaggio lacune e loopholes che gli consentivano di massimizzare il proprio guadagno a spese della comunità. Chi esce da una tradizione liberale (non liberal) americana o conservatrice di origine central o mid-west non lo riconosce come suo portavoce. Ma secondo me c’e’ anche qualcosa in più: una parte consistente dei poteri forti americani ha riconosciuto in Trump un pericolo proprio per la sua completa incapacità di mostrare un progetto di sviluppo del Paese e per la manifesta incapacità che avrebbe nel gestire le relazioni internazionali (che sarebbero simili a quelle tenute da Berlusconi: relazioni personali amicali e svendita degli interessi nazionali). Il ricco 1% e le corporations sono stati responsabili della deregulation, dell’aumento della disparità sociale e della concentrazione delle ricchezze nelle proprie mani a partire dagli anni 80, ovvero la lotta di classe dei ricchi contro i ceti medi e lavoratori. Tuttavia mi pare una parte di questi poteri forti sia consapevole dell’esistenza di un limite. Sono cioè in grado di riconoscere che il Governo di un Paese debba essere in grado di funzionare per poter garantire la prosecuzione del business.

In questo senso Clinton fornisce garanzie incommensurabilmente maggiori.

In fondo la conclusione di questo discorso e’ semplice: prendiamo per il culo gli americani come bifolchi perché litigano su leggi che riguardano i fucili d’assalto venduti con meno vincoli delle sigarette (non è una battuta), ma l’Italia nelle sue classi dirigenti odierne (industria, mezzi di comunicazione, associazioni ecc.) è priva anche di un utilitaristico senso dello Stato, talmente rozza e incompetente, che finisce con l’essere incapace di tutelare i propri interessi sul medio-lungo periodo.

Per finire, Trump, rispetto a Berlusconi, non ha ancora capito il vantaggio nell’avere alleati in fase di elezioni, da mettere all’angolo dopo le elezioni. Berlusconi stringeva alleanze con Lega e Alleanza Nazionale (ideologicamente agli antipodi all’epoca), mentre Trump litiga con i governatori di Stati chiave.

Vaticinio: Trump perderà.

A meno che su Clinton non riescano a trovare qualcosa di disastrosamente osceno per il pubblico americano. Tipo, un tradimento, uno scandalo sessuale…

Detto tra noi, pensavo anche che nel referendum per la Brexit avrebbe alla fine contato il peso dei cosiddetti poteri forti per il no. Alla fine questi hanno invece dimostrato di aver perso il controllo sul mostro del populismo (da loro generato). Magari è che invecchiando divento ottimista.

 

PS queste riflessioni sono nate dopo aver letto un commento di Robert Reich che seguo su Facebook. Questo:

In the 34-year history of USA TODAY, the Editorial Board has never taken sides in the presidential race. Today it broke that tradition:

“This year, one of the candidates — Republican nominee Donald Trump — is, by unanimous consensus of the Editorial Board, unfit for the presidency. From the day he declared his candidacy 15 months ago through this week’s first presidential debate, Trump has demonstrated repeatedly that he lacks the temperament, knowledge, steadiness and honesty that America needs from its presidents.”

You can read the entire scathing editorial below.

Oh, and by the way, The CINCINNATI ENQUIRER, which has supported Republicans for president for a century, has now come out against Trump and for Clinton. The DALLAS MORNING NEWS, which hasn’t recommended a Democrat for the nation’s highest office since before World War II, has now come out against Trump and for Clinton. And, as I told you yesterday, The ARIZONA REPUBLIC, which has never endorsed a Democrat over a Republican for president in 126 years, has come out against Trump and for Clinton.

If common sense any longer has any sway, Trump is toast. But does it?

Questo invece l’articolo di USA TODAY a cui Reich si riferisce.

trump_berlusconi

 

Immagini tratte dalle rispettive pagine in wikipedia.

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